L’esperienza dei sensi colpì anche la scrittrice americana Edith Wharton, che nelle sue lettere di viaggio in Marocco diceva: «Marrakech è una città rosso vivo dove il sole trasforma ogni cosa in fiamma». Perfino uno scrittore marocchino come Tahar Ben Jelloun riconobbe che «Marrakech è un teatro all’aperto dove la realtà si confonde con il sogno».
Bastano questi pochi accenni per capire che in questa città ai piedi dell’Atlante, uno snodo fra il Marocco delle città imperiali e il mondo pre-sahariano, il viaggiatore sarà bombardato da una serie di esperienze intense fino alla violenza, fatte di colori intensi, profumi speziati, suoni vivaci e un’atmosfera sospesa tra il mistero e l’energia vitale.
Marrakech affascina come un sogno ad occhi aperti.
È un labirinto sensoriale dove si mescolano la polvere del deserto e i profumi del gelsomino, il canto del muezzin e le voci dei mercanti. La sua medina sembra una macchina del tempo: vicoli stretti, porte antiche, souk brulicanti e palazzi nascosti raccontano secoli di storia.
Marrakech seduce con i suoi contrasti: la quiete dei riad contro il caos della piazza Jemaa el-Fna, il silenzio dei giardini contro il frastuono dei tamburi serali. Qui, il tempo scorre secondo ritmi arcaici, ma mai immobili. È una città che non si visita: si attraversa, si respira, si vive.

Ha scritto una quarantina di libri pubblicati dai maggiori editori, insegna all’università, è editorialista del Corriere della sera, ha scalato migliaia di cime sulle Alpi e fuori, ha viaggiato ai quattro angoli del mondo. Ed è amico di Earth Viaggi.
Franco Brevini inizia la sua collaborazione con il nostro sito, dove alternerà i suoi racconti sui viaggi che ha compiuto a riflessioni sul muoversi nel mondo ieri e oggi.


























































































