Il Kazakistan degli uomini

Accanto al Kazakistan di pietra, di gesso, di sale, che delinea i suoi paesaggi frastagliati nei deserti più policromi del Pianeta, c’è il Kazakistan della memoria storica, dove le mille suggestioni della Via della Seta si intrecciano alla misteriosa cultura dei dervisci e dei sufisti. È un Islam periferico, misterioso, consegnato a riti custoditi gelosamente negli antichi volumi.

Nel tempio buddista a cielo aperto di Tamgaly Tas oltre cinquemila misteriosi segni e gli imponenti petroglifi incisi sulla roccia testimoniano il transito degli antichi popoli nomadi. La macchina del tempo retrocede fino all’VIII e IX secolo, permettendoci di gettare uno sguardo sulle civiltà dei primi abitanti della steppa eurasiatica.

Scavata nel gesso, la moschea sotterranea Shakpak-Ata risale a un’età compresa tra il X e il XIII secolo. Scoprite sulle pareti le scritture in farsi, turco e arabo dei pellegrini che accorrevano da tutta l’Asia per prendere parte ai riti, alle danze sacre e alle pratiche di guarigione sufi.

Anche il leggendario condottiero mongolo Tamerlano è passato per queste terre e fu lui a volere erigere nel XIV secolo il fastoso Mausoleo di Khoja Ahmed Yasawi, con le sue splendide decorazioni azzurre. Fu nel 2002 il primo sito kazako ad essere inserito nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

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