La tigre è il felide più grande che esista in natura ed è un cosiddetto predatore Alfa, cioè si colloca all’apice della catena alimentare non avendo predatori in natura (eccezion fatta, purtroppo, per l’uomo armato di fucile).

Basta questo forse per capire quale scarica di adrenalina comporti incontrarne una a pochi metri di distanza mentre si è a bordo di una jeep completamente scoperta. E’ quello che succede, o forse è meglio dire “può succedere”, visitando il Ranthambore National Park. Già tenuta di caccia del Maharaja, il Ranthambore National Park fa parte del Project Tiger dal 1973 e nel 1980 è stato dichiarato “santuario della tigre”, mirato proprio alla conservazione di questa specie minacciata.
Dominato dal Forte di Ranthambore, abbarbicato in cima a una collina, e caratterizzato dalle rovine di numerosi edifici parzialmente inghiottiti dalla giungla, il Parco è suddiviso in 10 zone, ognuna delle quali è attribuita in maniera insindacabile dalla Direzione alle varie jeep che partecipano ai safari.
Questi ultimi si svolgono all’alba e nel tardo pomeriggio e durano circa 3 ore. Sono infatti proprio questi i momenti in cui è meno difficile un incontro ravvicinato con la tigre.

Animale per lo più solitario, passa l’80% del tempo a dormire e riposare e raramente si avventura in spazi aperti, preferendo il folto della foresta e il sottobosco. Si muove proprio quando sorge o quando tramonta il sole. Per avvistarla occorre dunque anche un po’ di fortuna, ma capita, capita spesso. Si può per esempio osservare una mamma con i suoi cuccioli che giocano, oppure un gigantesco maschio che passeggia lungo i sentieri percorsi dalle jeep.
O, meglio ancora, guardarla mentre mangia una preda catturata e da lei stessa trasportata in un luogo isolato preferibilmente vicino ad un corso d’acqua. Già, perché, a differenza di altri felidi, alla tigre l’acqua piace ed è persino possibile vederla mentre per rinfrescarsi si immerge in uno dei numerosi laghetti di Ranthambore.
Facendo poi parte, insieme ai leoni, ai leopardi e ai giaguari della sottospecie dei panterini, possiede un osso ioide solo parzialmente ossificato che le permette di ruggire. E sentire il suo potente ruggito nella giungla fa venire letteralmente i brividi… Gli stessi che probabilmente vengono agli altri animali presenti nel Parco quando la avvistano e che proprio per questo hanno codificato una serie di versi, un vero e proprio “allarme generale” che si ripercuote nel folto della foresta tra gli alberi. In un attimo scimmie, ungulati, gazzelle, uccelli emettono il loro segnale annunciando la presenza del predatore Alfa.
Anche ascoltare questi suoni della natura è una delle esperienze che offre questo Parco, all’interno del quale, oltre a paesaggi mozzafiato, è sicuro vedere decine di altri animali, compresi altri felidi, primati, coccodrilli, sciacalli, iene, cervi, antilopi e ben 300 specie di uccelli.



Certo, come si diceva, trovarsi del tutto indifesi a pochi metri da una tigre è pura adrenalina… ma non preoccupatevi, non risulta che abbia attaccato jeep durante i safari. E gli uomini in generale non sono tra le sue prede preferite, anche se qualche incidente con gli abitanti dei villaggi nei pressi del Parco è accaduto. Diciamo che è più pericoloso l’uomo per la tigre che non viceversa.

Vero è che vedendo da vicino soprattutto i cuccioli, per molti l’istinto sarebbe quello di scendere dalla jeep e accarezzarli, anche perché più del 95% del Dna della tigre è uguale a quello di un gatto… Naturalmente è vietatissimo farlo e su questo le norme del Parco sono molto severe. Anzi, da poco tempo, proprio per evitare di disturbare gli animali, durante i safari è vietato l’uso dei telefonini. Ascoltate sempre la guida naturalistica che sarà con voi, insieme all’autista, durante il safari e fidatevi di loro.
Faranno di tutto per farvi vivere un’esperienza indimenticabile.


























































































