Il viaggio di Paola in Perù

Un viaggio in Perù è un incontro sorprendente con paesaggi inimmaginabili e con un mix culturale che racchiude storie che si intrecciano, sin da epoche remote.

A partire dalla sua capitale, l’incipit di un itinerario talmente vario da contenere al suo interno infiniti possibili ulteriori viaggi di approfondimento.

Lima, durante la nostra stagione estiva, quando è ovviamente pieno inverno nell’emisfero australe, accoglie il viaggiatore con il suo costante cielo plumbeo.

Grigio ma, a suo modo affascinante perché in grado di contribuire a rendere l’atmosfera della capitale peruviana ancora più suggestiva. Il suo centro storico, dichiarato patrimonio UNESCO, è un inno al suo passato coloniale, dai tempi di Francisco Pizarro (dal 1535 in poi), piazze e chiese comprese. 

Il museo Larco Herrera, fondato nel 1926 da un appassionato collezionista e istituito all’interno di un palazzo settecentesco che fu residenza del viceré, è un inno alla cultura precolombiana con una miriade di manufatti pregiati, a cominciare dai vasi antropomorfi Moche di epoca preincaica.
Così si incomincia a entrare in un mondo pieno di fascino che passa anche attraverso una passeggiata nel quartiere Miraflores affacciato sull’Oceano dall’alto di gigantesche scogliere.

Da lì, il viaggio ha inizio, direzione sud: Penisola di Paracas.

Il primo approccio con la costa è un’escursione in barca verso le isole Ballestas. Due ore in mezzo all’Oceano per osservare colonie di leoni marini, cormorani, pellicani e pinguini di Humboldt, specie endemica dalla costa peruviana e cilena. Siamo fortunati e avvistiamo anche numerosi delfini. Non passa inosservato, guardando la costa, il candelabro di Paracas, un geoglifo preincaico, risalente secondo l’archeologa tedesca naturalizzata peruviana e studiosa delle linee di Nazca, Maria Reche, al 200 a.C. Probabilmente faro per i naviganti, ma non solo.

Come spesso accade in Perù, numerosi sono i riferimenti simbolici, ma questo merita un capitolo a sé, così come il percorso che attraversa il Tablazo de Ica, sito geografico e storico di straordinario interesse. Si passa anche da Ica, inclusa l’oasi di Haucachina, un posto divertente dove le dune sorprendono.

Il viaggio prosegue verso la città archeologica di Nazca e costituisce un’occasione unica per visitare un’area molto poco battuta dal turismo, la Riserva Naturale di Punta San Fernando. Qui ci si muove solo in fuoristrada: non ci sono strade, ma piste. L’Oceano è ovunque.

Nazca è un mistero e le sue linee hanno una potenza evocativa difficile da descrivere, a prescindere da studi e ricerche.

Il percorso che da Nazca conduce ad Arequipa, passando per Camanà, è un modo per entrare in sintonia con un paesaggio che sorprende, quello della costa. La Panamericana Sur sembra non finire mai prima di deviare per risalire l’altopiano in direzione Arequipa.

Ma è una scoperta continua e il lungo trasferimento è emozionante, a ogni curva: spiagge infinte, formazioni rocciose, paesi minuscoli di pescatori e il pesce buonissimo, assaporato in uno street food, talmente lindo da fare concorrenza a un ristorante di lusso.

Arequipa è una visione e una conquista. Arriviamo al tramonto, i vulcani svettano, il Misti con i suoi 5822 metri e il Chachani con i suoi sei mila e passa. La Plaza de Armas sa di Spagna, moltissimo. I vicoli, le chiese barocche, il monastero di Santa Caterina, il mercato coperto progettato da Gustave Eifeel nel 1881, la gente… Ad Arequipa bisognerebbe restare ancora più a lungo.

E’ il primo incontro con un territorio che si alza, le quote aumentano, i volti delle persone cambiano e i colori pure. Le Ande sono vicine. Si sale infatti il giorno successivo e si arrivano a toccare quasi i Cinquemila metri.

Il Passo di Patapampa è a 4910 metri. La discesa verso Chivay, una cittadina che sorge in mezzo ai terrazzamenti preincaici, è un susseguirsi di paesaggi spettacolari e cime imponenti. Chivay è il punto di partenza per una escursione al Canyon de Colca, uno dei più profondi del pianeta.

Lì la mattina presto, spinti da correnti ascensionali, volano i maestosi uccelli sacri agli Incas, i condor andini. C’è gente, parecchia, ma lo spettacolo è imperdibile.

Il viaggio verso Puno è un altro assaggio di quello che il territorio di questo Paese può offrire, veramente tanto. Le alte quote della Cordigliera Centrale abbagliano per il fascino che l’altopiano desertico esercita senza sosta e per i cieli, sempre più vicini.

Andando verso il lago Titicaca, d’obbligo è la sosta presso la necropoli di Sillustani, caratterizzata dalla presenza delle “chullpas”, tombe a forma di cono rovesciati di epoca preincaica.

Sono ciò che resta della cultura del Regno Colla, conquistato dagli Inca nel XV secolo.  La gigantesca necropoli è inserita in uno scenario incontaminato e di una bellezza da togliere il fiato. Il lago Umayo visibile dalla necropoli ha un sapore mistico. Altro luogo degno di infiniti approfondimenti.

A seguire il mitico lago Titicaca, il luogo in cui sarebbe nato il sole. Una gita in barca un po’ chiassosa conduce alle Islas Uros che galleggiano sul lago e sono interamente costruite con numerosi strati di “totora”, canne che richiedono manutenzione continua.

La visita è interessante per comprendere uno stile di vita che fu e che si cerca in qualche modo di mantenere e far conoscere al mondo. La Isla Taquile ha indubbiamente un grande fascino: sullo sfondo le vette innevate della Cordillera Real Boliviana e insieme un luogo abitato da una popolazione di lingua Quechua fortemente legata a tradizioni ancestrali. Qui vengono realizzati tessuti meravigliosi.

Il trasferimento verso Cusco, l’”ombelico del mondo”, il cuore dell’impero Inca, è un altro itinerario in alta quota, risalendo fino al Passo la Raya (4300 metri). Lungo il percorso, la digressione presso il Canyon de Tinajani è l’occasione per osservare una pianta endemica studiata da un botanico milanese, Antonio Raimondi. Si chiama Puja e fiorisce ogni cento anni.

Cusco è un tripudio di siti archeologici, epoche sovrapposte e coesistenti, strade, vicoli, pietre, chiese. Anche qui il tempo corre troppo veloce. Ma c’è la Valle Sacra che attende, le gigantesche saline incaiche di Maras e tutto quello che sta intorno, fino all’epifania di Machu Picchu.

Chissà che effetto fece quando venne scoperto dall’esploratore americano, Hiram Bingham, nel 1911! Anche per noi è stato un rivelarsi tra le nuvole per apparire luminoso in una posizione geografica difficile da immaginare.

E le apparizioni proseguono con le montagne colorate di Palcoyo. Non è Vincunca, presa d’assalto da un turismo che non lascia tregua. Siamo soli tra una foresta pietrificata vecchia di milioni di anni, i colori delle vallate e le cime che si ergono un po’ più in là.

Gli incontri non mancano, anche scendendo dai 5mila metri del punto più alto della Foresta di Pietra. Giù nella valle una corsa di lama. Bambini, uomini e donne sono coloratissimi, la loro pelle “divorata” dalle intemperie dell’altitudine.

Un saluto prima di tornare a Cusco e poi di nuovo a livello del mare. A Lima tutto ha avuto inizio e il viaggio si chiude di nuovo qui, in attesa di altri ritorni. 

Testi e foto di Paola Scaccabarozzi, giornalista professionista, appassionata di viaggi, arte e alte quote, in cerca di storie e volti.

Il testo è il racconto di un viaggio in Perù, frutto di un’esperienza vissuta durante un tour organizzato da Earth Viaggi.
Ci sono le Ande, la stratificazione di culture che partono da epoche pre incaiche fino ai tempi recenti, città che sorgono alle pendici di un vulcano o che si ergono su antiche pietre in labirintici vicoli. E’ un itinerario nell’archeologia, nelle tradizioni, attraverso paesaggi stupefacenti e genti accoglienti.

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