La paura delle montagne

Attraversando le catene montuose, i viaggiatori furono per secoli accompagnati da un sentimento di paura.

Attraversando le catene montuose, i viaggiatori furono per secoli accompagnati da un sentimento di paura.

Al pericolo dei lupi si aggiungevano i rischi legati alla quota e ai terreni scoscesi, ai sentieri vertiginosi, agli abissi, alle rocce a strapiombo, alle nevi scivolose, a frane e valanghe.

I resoconti delle traversate alpine sono numerosissimi. Attratto dalla magnificenza di Francesco I re di Francia, nel 1537 lo scultore fiorentino Benvenuto Cellini partì per Parigi, raggiungendo la Svizzera per i passi del Bernina e dell’Albula, dove oggi corrono i trenini rossi della Rhätische Bahn, divenuti patrimonio dell’Unesco. «Con grandissimo pericolo della vita nostra passammo queste due montagne» si legge nel capitolo 95 del I libro della Vita.

Una decina di anni dopo la composizione della Vita uscì un libro importantissimo per la conoscenza dei viaggi alpini: il trattato De Alpibus commentarius di Iosia Simler. I percorsi attraverso quelle che Tito Livio aveva definito «infames frigoribus Alpes», mette in guardia l’umanista svizzero, «sono difficili e pericolosi per la strettezza dei sentieri, posti su precipizi, o per il ghiaccio e la neve, o infine per il freddo, le bufere e le aspre tormente». Simler si dilunga sull’equipaggiamento utilizzato da chi valica le montagne. «Contro la sdrucciolosità del ghiaccio usano legare saldamente i piedi delle suole di ferro, simili a quelle dei cavalli, fornite di tre punte acuminate in grado di tener saldo il passo sul ghiaccio: In alcune località si usano bastoni muniti sulla cima di una punta di ferro: col loro appoggio compiono ascese e discese per irti pendii; li chiamano «bastoni alpini» e maggior uso ne fanno i pastori».

In inverno nella traversata delle Alpi venivano spesso utilizzate le slitte, su cui all’occorrenza potevano venire trasportate le carrozze preventivamente smontate. Ma erano mezzi scomodi e pericolosi. Il terreno ripido ne limitava fortemente l’uso ed esponeva i passeggeri a gravissimi rischi: le cronache sono piene di incidenti, con conduttori e viaggiatori inghiottiti dall’abisso.

Nessuno poteva immaginare che due secoli dopo quegli stessi paesaggi terrificanti sarebbero diventati di moda e l’Europa dei lumi avrebbe scoperto le montagne.

Ha scritto una quarantina di libri pubblicati dai maggiori editori, insegna all’università, è editorialista del Corriere della sera, ha scalato migliaia di cime sulle Alpi e fuori, ha viaggiato ai quattro angoli del mondo. Ed è amico di Earth Viaggi.

Franco Brevini inizia la sua collaborazione con il nostro sito, dove alternerà i suoi racconti sui viaggi che ha compiuto a riflessioni sul muoversi nel mondo ieri e oggi.

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