Non dimentichiamo che il primo personaggio della letteratura occidentale, Ulisse, è un naufrago.
Anche la pittura ha subito la suggestione delle vicissitudini degli equipaggi abbandonati alla furia del mare. Forse l’esempio più illustre è il gigantesco quadro di Théodore Géricault intitolato La zattera della Medusa e conservato al Louvre di Parigi. A ispirare questo celeberrimo olio su tela, cui anche Alessandro Baricco dedica alcune pagine in Oceano mare, era stata la tragedia, che ebbe all’epoca vastissima risonanza anche oltre i confini della Francia, consumatasi al largo delle coste della Mauritania. Il 2 luglio 1816, a causa dell’imperizia del comandante Hugues Duroy de Chaumareys, la fregata francese Méduse si era arenata su un fondale sabbioso a 160 chilometri dalla costa. Non tutti gli occupanti della nave riuscirono a prendere posto nelle scialuppe.
Centocinquanta dovettero stiparsi su una zattera di fortuna, dove si verificarono episodi di violenza, sopraffazione e cannibalismo. Alla fine solo una quindicina di loro sarebbero stati tratti in salvo dall’Argus. Il caso esplose quando, avvalendosi della testimonianza del chirurgo di bordo che era scampato al naufragio, il «Journal des débats», un foglio anti–borbonico, montò un vero e proprio caso politico, denunciando sia l’inettitudine del capitano, sia le atrocità consumatesi nella disperata lotta per la sopravvivenza.
La pittura romantica manifestò un comprensibile interesse per i temi del mare in burrasca e del naufragio, che, come le montagne e i ghiacciai, esprimevano la potenza orrifica del sublime. Valga per tutti il caso più illustre, quello di William Turner, che dedicò molte opere al naufragio. Nel 1840. dipinse La nave negriera. Prendendo spunto da un episodio accaduto una cinquantina di anni prima, il pittore ritrae una nave, che, lottando con il mare in burrasca, cerca di fuggire il maltempo in arrivo. Dietro di sé lascia una tragica scia di schiavi in catene, che, gettati spietatamente in mare, annaspano nell’acqua, mentre in primo piano pesci mostruosi e famelici si apprestano a ghermirli.
Amata da John Ruskin, che l’aveva ricevuta in dono dal padre, l’opera contiene una veemente denuncia della schiavitù, che, abolita da tempo in Inghilterra, continuava a venire praticata negli Stati Uniti.

Ha scritto una quarantina di libri pubblicati dai maggiori editori, insegna all’università, è editorialista del Corriere della sera, ha scalato migliaia di cime sulle Alpi e fuori, ha viaggiato ai quattro angoli del mondo. Ed è amico di Earth Viaggi.
Franco Brevini inizia la sua collaborazione con il nostro sito, dove alternerà i suoi racconti sui viaggi che ha compiuto a riflessioni sul muoversi nel mondo ieri e oggi.


























































































