Dalla spelonca al Grand Hotel

Per lunghissimo tempo l’idea di «ospitalità in montagna» rimase un’aspirazione più che una realtà. Locande e alberghi, quando c’erano, offrivano un’esperienza che oscillava tra il disordine e la precarietà: ambienti sporchi, gestione poco affidabile, comodità quasi inesistenti.

Chi attraversò o frequentò le Alpi tra Sette e Ottocento lo scrisse senza mezzi termini: soprattutto sul versante meridionale, il nostro, la situazione risultava spesso scoraggiante.

Lo racconta con precisione Horace Bénédict de Saussure, lo scienziato ginevrino che fu tra i principali promotori dell’esplorazione del Monte Bianco. Nei suoi Voyages dans les Alpes ricorda i cinque giorni al Breuil e l’alloggio presso la casa di Hérin, una stanzetta angusta priva di letto e perfino di finestra, con una cucina senza camino. Non stupisce che, potendo scegliere, preferisse rinunciare a quei ripari e passare tre giorni accampato a oltre 3000 metri al Colle del Teodulo, al valico dove oggi corre la pista del Plateau.

Sul lato svizzero qualcuno iniziò presto a intuire che l’alpinismo e il turismo nascente avrebbero aperto un mercato nuovo. Alexander Seiler, figura imprenditoriale particolarmente avveduta, fondò a Zermatt l’albergo Monte Rosa, che ancora conserva un’aria di sobria eleganza d’altri tempi. Nel 1864 un’incisione su legno, ricavata da un disegno di Edward Whymper, che l’anno seguente avrebbe raggiunto il Cervino, ritrae davanti all’hotel una sorta di fotografia di gruppo dell’élite alpinistica del tempo, con guide e scalatori riuniti.

Bisogna attendere la seconda metà dell’Ottocento perché l’accoglienza alpina si avvicini a standard più dignitosi. Una testimonianza ci viene da Alphonse Daudet, che in Tartarino sulle Alpi descrive il celebre Rigi Kulm. Era un edificio enorme e moderno, quasi un osservatorio per quantità di vetri e insieme una fortezza per mole, capace di ospitare per un giorno e una notte la folla dei turisti in pellegrinaggio verso il «tramonto sulle Alpi» celebrato dalle guide. Ma nella scena di Daudet la natura rovescia le aspettative e elargisce agli scornati turisti nebbia giala, vento, turbini di neve. Facendosi allegra beffa del progresso, la montagna restava padrona della scena. E del racconto del grande scrittore francese.

Ha scritto una quarantina di libri pubblicati dai maggiori editori, insegna all’università, è editorialista del Corriere della sera, ha scalato migliaia di cime sulle Alpi e fuori, ha viaggiato ai quattro angoli del mondo. Ed è amico di Earth Viaggi.

Franco Brevini inizia la sua collaborazione con il nostro sito, dove alternerà i suoi racconti sui viaggi che ha compiuto a riflessioni sul muoversi nel mondo ieri e oggi.

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